Pasquale Miano studio

Progetti

Piano Urbanistico Comunale, Mercogliano

Piano Urbanistico Comunale, RUEC e VAS Comune di Mercogliano Il sistema strutturante che delinea il nuovo assetto urbano di Mercogliano comprende un insieme di aree già oggi caratterizzate da ruoli urbani di riferimento. Tali nodi, potenziati ed integrati, costituiscono le aree strategiche a partire dalle quali si muove il ridisegno e la riqualificazione di intere parti di città. Questo sistema prende le mosse dagli spazi pubblici esistenti, come le strade più significative, piazze, parchi e dagli edifici primari di riferimento ed ingloba sia piccole aree interstiziali all’interno dei tessuti compatti, sia grandi aree intercluse e poco utilizzate, riconnettendole in un unico sistema continuo. Luogo d’intervento: Comune di Mercogliano (AV) Committente: Comune di Mercogliano (AV) Progetto: 2011 – 2020 Progettisti: Pasquale Miano (Capogruppo), Eugenio Certosino, Giuseppe Ruocco Team studio: Gabriella De Luzio, Federica Sommella, Giuseppa Tedesco, Rosalia Petrizzo, Claudia Ascione Consulenza specialistica per l’archeologia: Gianpiero Galasso Stato: Adottato Il primo insieme di interventi strategici riguarda il sistema policentrico di valorizzazione di Montevergine, che comprende le importanti emergenze storico-architettoniche (l’Abbazia) e naturalistiche (Campo Maggiore, Acquafidia) della parte montana di Mercogliano. Tali punti sono connessi in una rete di percorsi naturalistici attrezzati che comprende anche il rifugio CAI, da potenziare. Connesso alla valorizzazione del borgo storico di Capocastello ed alle sue propaggini storiche è la formazione del Parco del Castello e della sorgente Acqua del Pero. Nell’ambito di tale parco si prevede la realizzazione di nuovi accessi alla rocca, attraverso un percorso verde che include anche una passeggiata naturalistica lungo il rivo di Acqua delle Noci e la valorizzazione dell’area dell’Acqua del Pero e dell’antico mulino che rappresentano pertinenze ambientali strettamente integrate al centro medioevale. Le parti prospicienti via Amatucci assumono invece il carattere di parco urbano. Assumono particolare importanza l’asse urbano di San Modestino e l’asse urbano della Statale Appia. Lungo il primo è possibile riconnettere una serie di aree strategiche interne ai tessuti compatti in modo da realizzare un sistema di nuove polarità urbane ed effettuare un completamento dei bordi urbani, oggi poco strutturati. Lungo l’asse della “Nazionale Torrette” sono previsti  mirati interventi viabilistici di alleggerimento del traffico con l’obiettivo di ridefinire la natura dell’intero asse, che potrà assumere il carattere di “asse urbano attrezzato”. In questo intervento assumono particolare rilevanza gli elementi di testata, di cui quello ad est è legato alla scuola enologica di Avellino, mentre quello ad ovest comprende il sistema delle aree verdi dei comparti perequativi di Torelli.  Il Nuovo asse urbano attrezzato di connessione Mercogliano – Torelli –Torrette è articolato a partire da un insieme di aree pubbliche di livello territoriale che, connesse tra loro, formano un sistema lineare che riammaglia i tre centri principali di Mercogliano. Tale sistema si innesta nello snodo viabilistico del casello di Avellino ovest, per il quale si prevede un ampio progetto di riorganizzazione complessiva. La testata finale di tale sistema è rappresentata dalla grande “insula” che comprende l’Abbazia di Loreto e l’istituto delle suore Benedettine, per la quale già sono in corso di realizzazione progetti legati alle attività sportive. Chiude tale sistema il campus scolastico a valle di vale San Modestino. In tale sistema di connessione alto – basso assume grande importanza, inoltre, risulta la riqualificazione del Parco di Acqua delle Noci, che rappresenta una pausa tra il sistema urbano di Torelli e il grande asse attrezzato di connessione.

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Piano Urbanistico Comunale, Flumeri

Piano Urbanistico Comunale, RUEC, VAS e SIADcomune di Flumeri  A Flumeri il PUC mira alla valorizzazione del territorio comunale partendo da alcune eccezionali risorse: la specificità naturalistica ed ambientale relativa ai corridoi ecologici dell’Ufita e del Fiumarella;  la natura produttiva dell’area ASI, da rinnovare con formule aggiornate ed innovative; la vocazione storico – culturale relativa ai resti dell’antico insediamento romano in loc. Fioccaglie ancora da esplorare compiutamente; la caratterizzazione logistica e commerciale, in vista dalla prossima realizzazione della stazione AV. Luogo d’intervento: Comune di Flumeri (AV) Committente: Comune di Flumeri (AV) Progetto: 2011 – 2021 Progettisti:  Pasquale Miano (capogruppo),  Eugenio Certosino,  Fabrizio Fusco, Lino Pappacena, Tecnogea s.a.s. Team studio: Giuseppe Ruocco con Angela Spinelli, Giuseppa Tedesco, Elredo Cesaro, Gabriella De Luzio, Emanuele Colombo, Alessia Gentile Stato: Approvato il 15/06/2021 Il sistema delle aree naturali e rurali assume particolare rilevanza dal punto di vista ecologico. Infatti le aree che presentano maggiori livelli di naturalità costituiscono il perno della rete ecologica comunale.  Tra le aree del territorio rurale ed aperto assumono in questo senso maggiore rilevanza le aree di interesse ecologico e faunistico, ovvero quelle parti del sistema ambientale e rurale interessate essenzialmente da formazioni boschive. Grande importanza ecologica assume anche la presenza del fiume Ufita e del suo affluente Fiumarella, la cui tutela assume valore prioritario relativamente a  fattori di vulnerabilità quali il depauperamento di sorgenti e falde, gli inquinamenti, le diminuzioni di capacità di ricarico e portata.  L’area che si estende a ovest del territorio comunale è caratterizzata dalla presenza di eccezionali testimonianze storiche ed archeologiche. In particolare a nord, in località Fioccaglie, vi sono i  ritrovamenti archeologici di una antica città romana dal nome non ancora identificato, i cui resti sono stati portati alla luce solo parzialmente.  A sud è presente il complesso architettonico della Dogana Aragonese, realizzato per conto di Federico d’Aragona nel 1479, antica residenza di caccia dei regnanti partenopei, e successivamente adibita a  dogana. Per quanto riguarda il sito archeologico di Fioccaglie, si prevedono una serie di interventi volti alla valorizzazione del sito, riguardanti sia le aree strettamente collegate al sito e le aree circostanti, tramite una riorganizzazione complessiva dell’area anche dal punto di vista infrastrutturale, per agevolare l’accessibilità e fruibilità dei luoghi.  Un altro importantissimo aspetto riguarda la presenza della stazione AV “Hirpinia” che verrà a breve realizzata a confine con i territorio comunale. Attraverso un processo di partecipazione  è stato possibile verificare l’effettiva possibilità di realizzare in quest’area un parco commerciale ed artigianale, agevolando lo sviluppo economico del Comune. Per il centro urbano alto il PUC punta alla tutela ed alla conservazione, riqualificando gli spazi aperti non integrati con il contesto storico-urbano,  prevedendo la realizzazione di attrezzature pubbliche e favorendo la formazione di un centro commerciale naturale.

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Parco urbano multifunzionale ed ecosostenibile, Parco Akeru

PARCO URBANO MULTIFUNZIONALE ED ECOSOSTENIBILE PARCO AKERU ACERRA Gli interventi di progetto riguardano un’area di circa 66 600 mq ad oggi utilizzata in parte residuale ad uso agricolo per coltivazioni, in parte in stato di abbandono, in località Lupara ad Acerra. Parco Akeru si caratterizza come un sistema multifunzionale,  basato sull’intreccio di attività  ludiche, sportive, legate al mondo rurale oltre a quelle più generali ma non meno importanti di correre, passeggiare, camminare, osservare la natura che muta, intrattenersi. Luogo d’intervento: Parco Akeru, Acerra (Na) Committente: Comune di Acerra (Na) Progetto: 2021 Progettisti: Architettura: Pasquale Miano (Capogruppo), Giuseppe Ruocco, Giovanni Chiumiento, Federica Sommella; Team studio: Federico Di Lorenzo, Maddalena Verrillo, Mattia Franceschetti Consulenti: Architettura del paesaggio: Vito Cappiello Strutture: Studio Miano Agronomia: Luca Boursier Impianti: Crirob srl Il progetto è stato sviluppato sulla base di precise scelte compositive e tecniche, individuando tre grandi aree di intervento: area agricola, area dei servizi e area sport, playground e parcheggio.Gli obiettivi fondamentali che costituiscono le linee guida per la progettazione del nuovo parco urbano di Acerra  rispondono innanzitutto alla realizzazione di un’infrastruttura urbana verde, dove la necessità di creare spazi dalla notevole qualità urbana si relaziona con il concetto di ecologia e disegno consapevole del verde, intesi come strumenti in grado di migliorare il benessere fisico ed il comfort ambientale e offrire una risposta efficace ai sempre più ricorrenti fenomeni derivanti dai cambiamenti climatici. Gli obiettivi riguardano inoltre la realizzazione di nuovi spazi di convivenza inclusivi, dove il concetto di accessibilità allargata funge da linea guida a tutti gli interventi progettuali, considerando le diverse esigenze di ogni specifico utente e offrendo uno spazio in cui i fruitori possono godere di pari opportunità.  La tutela e la valorizzazione dell’eterogeneità territoriale sono messe in connessione con la valenza storico-archeologica dell’area di intervento e con la vocazione agricola del territorio da secoli consolidata e preservata.

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Riqualificazione urbana per alloggi, Monte di Procida

RIQUALIFICAZIONE URBANA PER ALLOGGI AREA CAPPELLA – Monte di Procida L’area di Cappella, ai margini del nucleo storico di Monte di Procida, è caratterizzata da un agglomerato di edilizia economica e popolare, nonché da piccole palazzine e edifici commerciali costruiti nelle maglie dell’antica trama agricola del territorio. Gli interventi  relativi al quartiere di edilizia residenziale pubblica in frazione Cappella hanno intercettato un sistema di interventi multilivello, relativi agli aspetti legati al  miglioramento dell’accessibilità, al superamento delle barriere architettoniche, alla riqualificazione dello spazio aperto e all’efficientamento energetico degli edifici. Luogo d’intervento: Comune di Monte di Procida (Na) Committente: Comune di Monte di Procida (Na) Progetto: 2021 – in corso Progettisti:  Pasquale Miano (Capogruppo), Eugenio Certosino, Giuseppe Ruocco, Mariachiara Rinaldi, Veronica De Falco Team studio: Maddalena Verrillo, Mattia Franceschetti,  Erminia Barone Strutture: Studio Miano Impianti: Gianpiero Rasulo Dettaglio Pianta Sezioni di progetto Elemento di saldatura tra il Comune di Monte di Procida e di Bacoli, l’aggregato urbano in questione si configura come una parte di città riconoscibile, oggetto di programmi di trasformazione in corso di attuazione. In particolare le linee strategiche del Piano Urbanistico Comunale individuano un complesso di azioni capaci di avviare un rilancio effettivo dell’edilizia residenziale, migliorandone sensibilmente le condizioni qualitative. Tra queste azioni, la riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica del quartiere di Cappella svolge un ruolo essenziale, in quanto indicatore di un miglioramento effettivo della condizione abitativa, che assume immediate e importanti implicazioni anche di tipo economico e sociale. Alla luce delle valutazioni circa lo stato dei luoghi, delle specifiche esigenze dell’Amministrazione e delle criticità riscontrate, il Progetto Esecutivo è stato sviluppato sulla base di precise scelte derivanti da specifici obiettivi: il miglioramento dell’accessibilità e l’abbattimento delle barriere architettoniche, che consenta la fruizione degli spazi e degli immobili da parte di ciascun tipo di utente; la realizzazione di accessi indipendenti agli alloggi; il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici, finalizzato all’innalzamento dei livelli di comfort all’interno delle abitazioni; la riqualificazione degli spazi aperti esterni; l’incremento della dotazione di parcheggi; l’innalzamento dei livelli qualitativi estetici e funzionali degli edifici, senza creare interferenze con le strutture esistenti.

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Seconda uscita della stazione Materdei nel quartiere Sanità

SECONDA USCITA DELLA STAZIONE MATERDEI NAPOLI L’ipotesi progettuale, elaborata in risposta a quanto richiesto dal bando di concorso “Seconda uscita della stazione Materdei della Linea 1 nel quartiere Sanità”, è tesa a conservare, consolidare e valorizzare la cavità tufacea, preziosa e misteriosa, delineando un percorso di luci e di ombre nelle viscere di Napoli attraverso l’alternarsi di illuminazione artificiale e naturale. Concorso Seconda uscita della stazione Materdei nel quartiere Sanità – 1° Classificato Luogo d’intervento: Comune di Napoli (Na) Progetto: 2020 Progettisti: Tecnosistem Spa (Capogruppo), S.I.A. Servizi per ingegneria e ambiente, Pasquale Miano, Associazione professionale “Giovani Architetti per la Sanità” La necessità di collegare la cavità  alla stazione metropolitana di Materdei definisce un lungo percorso interno di attraversamento su cui si innesta una ampia “piazza ipogea”, suggerita dalla naturale articolazione interna della cavità tufacea. Il tracciato di collegamento si sviluppa, dunque, a partire dal quartiere Sanità in spazi interni continui, articolati in un primo tratto di ingresso realizzato mediante un taglio baricentrico nel corpo della gradonata di via Alessandro Telesino ed un secondo tratto lungo il ramo principale della cavità preesistente, completati da nuovi scavi di connessione con la quota delle banchine di stazione. L’elemento che segna l’ingresso si materializza in una lamina di acciaio corten che taglia la scala di via Telesino e diventa protagonista di un suggestivo scenario che invita l’utenza ad intraprendere una discesa nel sottosuolo: il varco introdotto consente di accedere alle cavità mediante un camminamento in quota che, di fatto, prosegue attraverso la piazza ipogea e lungo il tunnel di nuova realizzazione, su cui si innesta il sistema di collegamenti verticali fissi e meccanizzati alla quota di banchina esistente. Il progetto di consolidamento, recupero e allestimento delle cavità e di realizzazione dei nuovi tratti ipogei declina in modo differenziato il tema del rapporto tra luci e ombre che è stato posto alla base dell’impostazione progettuale. All’interno della galleria tufacea la luce naturale entra attraverso il recupero di antichi pozzi per l’estrazione del tufo come “pozzi di luce” lasciando leggere i chiaroscuri propri delle superfici in pietra, mentre lungo i tratti di nuova realizzazione la luce si fa artificiale, generando un’immagine di grande galleria contemporanea animata da istallazioni luminose. L’uso differenziato della luce traduce e enfatizza il tema del “trapasso” da una condizione all’altra, caratteristica del rione Sanità in cui si innesta, dal chiarore diurno urbano al gioco di luci ed ombre del sottosuolo. Ulteriore elemento di distinzione tra le due tipologie di tracciati, deriva dalla diversa interpretazione del tufo come materiale della costruzione.  Nella galleria esistente la pietra naturale è lasciata a vista, esaltando e valorizzando le venature e la stratificazione attraverso chiaroscuri naturali generati dai lucernari zenitali. Diversamente, nei tratti di nuova realizzazione, risultato di un’operazione di ulteriore svuotamento del banco naturale, si ha una rilettura in chiave contemporanea del materiale tufaceo. In corrispondenza di questi tratti, difatti, si introduce una successione di pieni e vuoti rappresentata da “scaglie” di tufo a quote differenti che disegnano l’introdosso dello scavo e che, integrati dal sistema di illuminazione artificiale, generano pozzi di luce artificiale in punti strategici del percorso.

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Concorso di progettazione in unico grado per la riqualificazione, restauro e rifunzionalizzazione del Complesso Monumentale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili, Napoli

CONCORSO DI PROGETTAZIONEComplesso Monumentale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili, Napoli Il concorso bandito nel 2020 a Napoli per il progetto di riqualificazione, restauro e rifunzionalizzazione del Complesso di Santa Maria del Popolo degli Incurabili costituisce una sfida importante per confermare e rinnovare quel ruolo strategico che questo luogo ha avuto in passato e che oggi può tornare a riconquistare per rilanciare la bellezza di tutta una parte di città. Il programma complessivo degli interventi proposti per il Complesso di Santa Maria degli Incurabili si concentra su 3 principali obiettivi, ovvero: invertire la chiusura dell’insula in dialogo con la città; riattivare un prezioso monumento urbano come luogo di attraversamento; definire un ospedale innovativo tra cura e cultura urbana e un museo diffuso. Bordo sud-est: spina di collegamento con Centro Antico Luogo d’intervento: Napoli Committente: Centrale di Committenza INVITALIA Progetto: 2020 Progettisti: Progin Spa, Tecnosistem Spa, Pasquale Miano, Maurizio Cice (geologo), con Francesca Coppolino, Bruna Di Palma, Davide Napolitano, Giuseppe Giordano,  Francesco Costanzo (consulente) con: Antonio Abbruzzese, Chiara Barone, Erminia Barone, Federico Di Lorenzo, Maria Masi, Michele Pellino Bordo Nord-Ovest: Parco Archeologico Urbano delle mura Il Complesso degli Incurabili è stata un’architettura per la cura, un luogo di riferimento d’arte e di cultura, un sito introverso dai forti caratteri identitari, ma anche un luogo di superamento dei limiti urbani e di riconnessione di spazi condivisi, tramite  interventi di infrastrutturazione dei bordi responsabili della definizione di nuove possibili relazioni con il contesto. Il progetto traccia infatti alcune ‘rotte’ principali di orientamento all’interno dell’edificio legate a tre flussi, connessi al carattere fortemente innovativo della distribuzione funzionale: il flusso ospedaliero, il flusso museale e il flusso pubblico.  Il potenziamento dell’accessibilità pubblica si sviluppa in primo luogo a partire dall’individuazione di un sistema strategico di nuovi ingressi che integra quello preesistente. I due nuovi nodi principali di ingresso, quello a nord in corrispondenza del diruto su via M.L. Longo e quello a sud, da via Armanni, si caratterizzano come luoghi di sintesi dei diversi percorsi che si articolano al loro interno, in relazione alle differenti quote e ai diversi spazi che il progetto si propone di collegare. La strategia comprende anche la riqualificazione degli spazi aperti interni al complesso monumentale, ovvero il cortile monumentale, l’orto medico, il chiostro di S. M. delle Grazie e lo spazio aperto in via Armanni nei pressi dell’ex Istituto di Anatomia patologica. Inoltre, il progetto prevede di valorizzare le evidenze archeologiche documentate e attualmente presenti in via Armanni, quali il muro con strati romani e i resti cinquecenteschi, attraverso il ridisegno di un giardino archeologico, definito da una trama di percorsi, di vegetazione e di aree parcheggio, concepita in stretta relazione con l’importante asse viario. Il progetto si inserisce in una dinamica di riqualificazione urbana di più ampio respiro che trova negli ingressi a nord e a sud i due punti di innesco di un meccanismo di propagazione diffusa dei criteri di cura urbana alla base della visione complessiva proposta. In particolare, il progetto si concentra sulla riqualificazione del bordo nord-ovest, ridefinito come nuovo parco archeologico urbano delle mura e del bordo sud-est, che diviene la principale spina di collegamento tra il complesso e l’area dei teatri del centro antico. I confini del complesso, che attualmente si presentano come recinti chiusi in sé stessi, divengono bordi aperti, trasformandosi in vere e proprie infrastrutture multilivello che consentono molteplici riconnessioni attraverso nuovi passaggi/paesaggi urbani.

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Recupero, ristrutturazione sismica e risanamento conservativo del Castello di San Michele

RECUPERO, RISTRUTTURAZIONE SISMICA E DI RISANAMENTO CONSERVATIVO DEL CASTELLO DI SAN MICHELEVOLTURARA IRPINA Il Castello di S. Michele rappresenta una delle più antiche preesistenze caratterizzanti il paesaggio appenninico ed è l’elemento fondamentale di un sistema di castelli che, dal versante tirrenico a quello adriatico, costituivano la rete difensiva di un vasto territorio. Situato sulla cima del San Michele, in posizione isolata rispetto al centro abitato di Volturara, si colloca nella gola creata dai monti Costa e Faggeto ed è inoltre coronato dai monti Terminio, Mortariello e Maroia. In riferimento agli obiettivi prefissati e ai risultati delle indagini effettuate, si è costruito un progetto articolato, in grado di affrontare in maniera intrecciata le questioni relative a tre diverse scale di intervento: la scala del Castello e della chiesa di S. Michele; la scala dell’intorno del Castello, delle pertinenze e degli spazi aperti; la scala del contesto paesaggistico e dei rapporti con il centro di Volturara Irpina. Luogo d’intervento: Castello di San Michele Committente: Comune di Volturara Irpina (AV) Progetto: 2019-2020 Realizzazione: 1996-2000 ProgettistiArchitettura: Pasquale Miano (Capogruppo), Eugenio Certosino, Giuseppe Ruocco, Mariachiara Rinaldi, Veronica De FalcoStrutture: Lorenzo Jurina, Studio MianoImpianti: Hub engineering consorzio stabile società consortile A.R.L.Geologia: Luca Cozzolino TeamArchitettura: Maddalena Verrillo;Strutture: Edoardo Radaelli, Rachele Marchi, Giovanni ChiumientoConsulenza scientifica per il restauro: Valentina Russo Per quanto concerne il Castello di San Michele, si prevede di realizzare un intervento di valorizzazione culturale del Complesso: si introducono spazi allestiti per funzioni museali, spazi per manifestazioni pubbliche e celebrazioni religiose, luoghi di servizio e spazi aperti con molteplici possibilità di uso. L’elemento di maggior rilevanza è indubbiamente la nuova connessione alto – basso con lo scopo di creare un collegamento verticale tramite un innesto di architettura contemporanea sul lato sud della Chiesa, sul sedime della parte crollata in seguito ai terremoti. La configurazione architettonica del nuovo innesto è imperniata su un corpo con copertura a doppia falda con differenti inclinazioni, nella quale gli elementi costruttivi vengono denunciati all’esterno, in un’ottica di massima distinguibilità di tutti gli elementi. Le facciate esterne sono composte da ampie vetrate fisse, alle quali si sovrappongono lamelle in acciaio brunito di diverse dimensioni.  Il progetto dell’intorno del Castello è stato sviluppato con l’obiettivo di realizzare un percorso unitario che renda facilmente accessibili gli spazi esterni e che tenga insieme gli spazi di arrivo attraverso una reinterpretazione delle tracce dell’antico camminamento fortificato sui versanti sud ed est del monte San Michele. Una grande area pavimentata svolge la duplice funzione di accogliere i fruitori del Ponte che collega il Monte S. Angelo al Monte Costa, e di ospitare un piccolo edificio di servizio che comprenderà info-point, biglietteria e servizi igienici, mentre nell’area che sale verso il Castello sarà inserito uno spazio dedicato ai bambini, completo di  percorsi di arrampicata e attrezzature per il gioco all’aperto ed infine, più a sud, un’area di intrattenimento dei visitatori, con alcuni elementi di seduta e di affaccio panoramico realizzati a secco utilizzando elementi metallici rivestiti in legno. Lo spazio aperto situato ad est si configura come il punto di collegamento con il monte Costa e rappresenta l’elemento più significativo di un sistema di connessioni tra i diversi “livelli” grazie all’introduzione di un ponte, in grado di materializzare un percorso che dal Castello conduce al Monte Costa attraverso una “passeggiata naturalistica” con una visuale suggestiva sul Centro Storico di Volturara e sul paesaggio circostante. Alla scala del contesto paesaggistico, il progetto prevede il potenziamento, la messa in sicurezza e la valorizzazione paesaggistica dello storico asse di connessione carrabile borgo-castello, mediante la realizzazione di parapetti e cordoli in muratura a secco in pietra locale nei punti di maggiore criticità sotto il profilo della sicurezza e l’introduzione di un sistema integrato di allestimento-segnaletica che al contempo orienti il visitatore e racconti la storia e le singolarità naturali e culturali dell’area. Oltre al tratto di strada carrabile sopra evidenziato si prevede la riqualificazione del sentiero che conduce alla sommità del Monte S. Angelo dal centro di Volturara Irpina: tale sentiero si configura come percorso tematico di connessione tra l’asse principale di via Pennetti nel centro storico di Volturara Irpina ed il complesso monumentale.

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BRT Riqualificazione Napoli EST 2.0

BRT RIQUALIFICAZIONE NAPOLI EST 2.0NAPOLI Il “Concorso Internazionale di progettazione in unico grado per la realizzazione di interventi infrastrutturali con sistemazione aree verdi e realizzazione tram o BRT– riqualificazione Napoli Est 2.0” aveva come obiettivo di potenziare e riorganizzare le soluzioni delle linee del trasporto pubblico all’interno dell’area orientale del Comune di Napoli, in radicale trasformazione dal punto di vista dell’assetto urbanistico. Il “BResT” (BRT Napoli EST), elaborato come risposta progettuale, coniuga le richieste del bando riguardanti accessibilità e mobilità sostenibile con una nuova visione urbana per Napoli Est, ricoprendo il ruolo di dispositivo connettivo tra tutti gli interventi urbanistici previsti lungo le aree del tracciato. Concorso internazionale di progettazione e riqualificazione Napoli Est 2.0 – 1° Classificato Luogo d’intervento: Comune di Napoli (NA) Progetto: 2020 Progettisti: Tecnosistem Spa, Pasquale Miano,  Adriana Bernieri, Francesca Coppolino con: Vincenzo Valentino, Erminia Barone, Maria Masi  Il BResT è concepito non come semplice linea infrastrutturale ma come flusso di movimenti, una greenway rigeneratrice di spazio pubblico e luoghi per le persone, tra aree verdi e percorsi ciclopedonali. Da piazza Nazionale all’Ospedale del Mare di Ponticelli, il BResT è pensato come un’attrezzatura dinamica, che velocizza gli spostamenti, abbrevia le distanze e al tempo stesso dilata gli spazi e li moltiplica.  Perché si possa parlare di BRT, è necessario che l’intero percorso della linea sia protetto e in sede propria: questo il goal principale che ha mosso l’intera proposta progettuale, al fine di garantire, attraverso un approfondito studio delle intersezioni e dei nodi intermodali, frequenze elevate e un servizio pubblico efficace. In aggiunta, il design, la riconoscibilità e la caratterizzazione della linea, nel suo complesso così come in ogni micro-intervento urbano proposto, hanno giocato un ruolo importante nella costruzione di una visione di paesaggio sostenibile, lineare, interconnesso. Il progetto architettonico  è stato dunque sviluppato in maniera multiscalare in riferimento ai Nodi-fermata e alla riqualificazione urbana, alle pensiline, alla pista ciclabile e al sistema di verde lineare e diffuso (greenway). Relativamente ai Nodi, si è partiti dall’analisi dell’area attraverso un inquadramento più vasto al fine sia di identificare gli elementi urbani di particolare interesse con cui relazionare il progetto di riqualificazione, sia di conoscere le dinamiche dei possibili flussi di utenza che potrebbero servirsi della fermata del BRT e degli spazi attrezzati annessi. La strada non è stata concepita come una semplice infrastruttura per il transito dei veicoli, ma come uno spazio ibrido e condiviso, in cui si intersecano diverse tipologie di funzioni per diverse categorie di utenza, integrando in maniera equilibrata e inclusiva percorsi, verde attrezzato, piste ciclabili, coperture, spazi di sosta. La strada diventa così uno spazio urbano dilatato che si allarga lungo i bordi e si dirama in diverse direzioni, consentendo di restituire una nuova immagine urbana alle aree attraversate. Inoltre, particolare attenzione è stata posta ai nodi di interscambio intermodale (con ferrovia, circumvesuviana, tram e autobus), proponendo la creazione di percorsi di collegamento, piazzali e spazi coperti a servizio anche delle altre linee, oltre che a quella del BR(es)T.

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Rifunzionalizzazione dell’Ala Ovest del Complesso Aragonese

RIFUNZIONALIZZAZIONE DELL’ALA OVEST DEL COMPLESSO ARAGONESE SANTA MARIA A VICO Il progetto di riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’Ala Ovest del Complesso Aragonese sulla antica Via Appia  si pone l’obiettivo di attivare un intervento coerente con il contesto in cui è collocato, ponendo interesse anche verso gli spazi aperti che gravitano intorno all’edificio. In questo modo, si stabilisce una diretta connessione con il monumentale convento cinquecentesco, la Basilica dell’Assunta e l’intero centro storico Calzaretti di Santa Maria a Vico. Luogo d’intervento: Comune di Santa Maria a Vico (CE) Committente: Comune di Santa Maria a Vico (CE) Progetto: 2019-2020 Progettisti: Pasquale Miano (Capogruppo), Eugenio Certosino, Giuseppe Ruocco, Mariachiara Rinaldi, Veronica De Falco, Federica Sommella TeamStrutture: Studio Miano, Nicola Chiumiento, Giovanni ChiumientoImpianti: Gianpiero Rasulo, Antonio VolpeAntincendio: Donatella de SilvaAllestimenti: Bruna Sigillo, Alessandra Miano L’obiettivo è di trasformare l’Ala Ovest in un edificio polifunzionale che abbia le caratteristiche energetiche di tipo Nzeb, con consumo energetico pari a zero. L’edificio ospita la sede della Protezione Civile, nuovi uffici comunali, una torre della biblioteca comunale che potrà accogliere l’inestimabile patrimonio librario dei Padri Oblati e un nuovo museo civico. La trasformazione in nuovo polo attrattore della vita pubblica e culturale di Santa Maria a Vico è completata mediante l’allestimento di un museo multimediale dell’Appia negli ambienti delle cantine del convento da restaurare, la realizzazione di un ingresso da via del Parco Aragonese e il ridisegno dell’ampio cortile di ingresso dall’Appia. L’esigenza di istituire un museo dedicato all’Appia Antica all’interno degli interrati storici della preesistenza, nasce dall’intersezione del complesso architettonico con un tratto della via Appia, volendone evidenziare l’incredibile potenziale inespresso, i cui racconti sono patrimonio delle voci dei cittadini, come se ognuno ne potesse essere parte integrante. Il progetto museografico si orienta nella prospettiva di restituire ai fruitori la possibilità di rivivere l’esperienza del percorso storico. Dominanti e coinvolgenti diventano le proiezioni sulle diverse superfici dello spazio espositivo, in cui si snoda la linea di luce a pavimento, che accompagna il visitatore alla scoperta del tracciato dell’Appia Antica: quattordici pannelli espositivi retroilluminati contengono le illustrazioni di riferimento delle principali tappe del percorso.

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Area archeologica Punta Campanella: restauro manufatti ed abbattimento barriere architettoniche

AREA ARCHEOLOGICA PUNTA CAMPANELLA: RESTAURO MANUFATTI ED ABBATTIMENTO BARRIERE ARCHITETTONICHE MASSA LUBRENSE L’Area Marina Protetta Punta Campanella, si estende su una superficie in mare di oltre 1500 ettari, tra il comune di Positano e Massa Lubrense. È un luogo dall’enorme valore mitologico e storico, ambientale, geologico e paesaggistico, meta dell’escursionismo turistico-culturale, grazie al patrimonio conservato in quest’area e alla spettacolarità dello scenario della visione del Golfo di Napoli e la Baia di Ieranto, con un rapporto simbiotico con l’isola di Capri. Gli interventi previsti nel progetto esecutivo, relativo all’area archeologica di Punta Campanella, sono articolati in tre temi fondamentali, che hanno richiesto approfondimenti specialistici, ma che sono stati impostati in maniera unitaria, al fine di dare riconoscibilità e chiarezza all’intervento:  la valorizzazione dell’area di interesse archeologico; la bonifica dei costoni; il restauro della Torre di Guardia “Minerva”. Luogo d’intervento: Area archeologica Punta Campanella Committente: Comune di Massa Lubrense (NA) Progetto: 2018-2019 Progettisti: Pasquale Miano (Capogruppo), Eugenio Certosino, Giuseppe Ruocco, Angela Spinelli, Luca Cozzolino. Gruppo di lavoro: Architettura: Alessandra Miano, Mariachiara Rinaldi, Veronica De Falco, Maddalena Verrillo, Rosalia PetrizzoStrutture: Giovanni ChiumientoConsulenza scientifica per il restauro: Valentina Russo; Lia Romano, Stefania PolloneConsulenza scientifica per l’archeologia: Bianca Ferrara, Teresa LaudoniaConsulenza per gli impianti: Gianpiero Rasulo Stato: Progetto esecutivo approvato Il progetto esecutivo è impostato in maniera tale da garantire che il processo di ricerca archeologica possa avere un inizio e uno sviluppo significativo, garantendo nello stesso tempo migliori condizioni di sicurezza e di fruizione dei resti archeologici attualmente visibili, ma anche delle aree di scavo sulle quali avviare nuovi approfondimenti. Attraverso il percorso di via Campanella si potrà raggiungere un sito “in movimento”, un parco archeologico, i cui contenuti sono da aggiornare continuamente, per modificare e migliorare le condizioni di fruibilità del luogo. La destinazione d’uso prevista per la Torre ne fa un affascinante punto di osservazione e di documentazione sulle fortificazioni vicereali in Penisola sorrentina, culmine di un percorso archeologico-naturalistico. Il progetto di restauro della Torre di Minerva, insieme agli interventi di consolidamento, è ispirato al criterio generale della conservazione di un’identità storicizzata dell’edificio e di una massimizzazione della permanenza materico-costruttiva, individuando le cause dei fenomeni di degrado, rallentandone la progressione e inserendo solo quelle aggiunte minime necessarie ad assicurare la fruibilità in sicurezza degli spazi. Data la natura strutturale dell’edificio e la tipologia dei dissesti esistenti, è stato necessario prevedere una serie di interventi mirati alla riparazione e al rafforzamento locale, secondo tecniche e procedure d’intervento efficaci e non invasive, compatibili con la natura del manufatto e dei materiali di cui esso è costituito. Le integrazioni e le aggiunte, ridotte al minimo, appaiono finalizzate alla ricomposizione dell’unità potenziale della fabbrica e alla sua fruizione: i nuovi materiali, come l’acciaio brunito impiegato per la realizzazione delle scale, delle balaustre, del cordolo di consolidamento risultano distinguibili e riconoscibili senza porsi in contrasto con il contesto materico della Torre. In particolare relativamente alle scale esistenti, solo in parte conservate, che presentano un andamento pienamente riconoscibile, caratterizzato da pendenze molto accentuate, si sono progettati interventi di completamento, imperniati su una chiara distinguibilità dei vari elementi introdotti. Per la scala esterna di ingresso dal livello dell’avancorpo al primo livello della Torre Minerva si prevede il consolidamento e l’integrazione delle porzioni in muratura conservate e la realizzazione del tratto crollato attraverso l’introduzione di un sistema strutturale in acciaio e finiture in acciaio brunito con effetto bronzato, ivi compresa la realizzazione di parapetti in elementi tubolari in acciaio caratterizzato da analogo trattamento. Un intervento similare è previsto per la riconfigurazione delle scale di accesso al livello inferiore della Torre mediante il consolidamento delle solette in pietra esistenti mediante tecnica del beton plaque e rimodulazione dei gradini con un sistema in lamiera pressopiegata rifinito con brunitura.  Completa l’intervento su Piazza d’Armi la realizzazione di un parapetto di protezione realizzato con montanti in piatti di acciaio a rete metallica.

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