Pasquale Miano studio

Nuovo Science Center
Città della Scienza - Napoli

La più importante specificità del progetto del Nuovo Science Centre di Città della Scienza di Napoli è insita nel fatto che si tratta di un intervento di ricostruzione, determinato dalla vicenda drammatica dell’incendio. Si è ritenuto necessario sviluppare una ricerca architettonica sperimentale, attraverso la quale sottolineare l’eccezionalità di questo edificio nella Città della Scienza e nella città di Napoli, perseguendo la realizzazione di una struttura identificabile, riconoscibile e caratterizzante.

Concorso di progettazione in due gradi – 4° classificato, progetto menzionato

Luogo d’intervento: Comune di Napoli (NA)

Committente: Comune di Napoli (NA)

Progetto: 2015

Progettisti: Pasquale Miano (Capogruppo), Eugenio Certosino, Giuseppe Ruocco, Antonio Mugnolo, Adriana Bernieri

Per affrontare compiutamente questo tema si è pensato di conservare l’idea strutturale, la trama dell’edificio preesistente come un sottofondo sul quale è stata sovrapposta una nuova struttura, che non è stata definita sulla base di una scansione ritmica, ma concentrandola in pochi elementi di sostegno, sui quali si appoggia una grande copertura, un edificio-tetto, che riconferma la direzionalità longitudinale del preesistente capannone e che però reinterpreta in una nuova configurazione. 

A questa interpretazione aperta e problematica del tema della stratificazione si associa un secondo aspetto di fondamentale importanza, che riguarda gli sviluppi urbani e paesaggistici, con particolare riferimento alla relazione tra gli spazi esterni e gli spazi interni dell’edificio. Il nuovo Science Centre è stato concepito come una serra, una struttura architettonicamente identificabile, che assume un senso preciso all’interno di una interpretazione dell’intera area come parco, inscindibilmente legato alla configurazione degli insediamenti lungo la costa e agli spazi verdi, rappresentandone un completamento necessario.

Sotto il profilo tipologico, si è lavorato allora alla costruzione di un grande spazio unitario (il vuoto di una serra), al di sotto della grande e articolata copertura, nel quale le molteplici funzioni da inserire hanno determinato una maglia porosa di ambienti aperti a due livelli e a tutt’altezza. La realizzazione di un grande spazio unitario, nel quale si incontrano molteplici luoghi anche molto diversi, connessi da un sistema articolato di percorsi, che “attraversano” il grande vuoto, risulta particolarmente appropriato, al fine di organizzare al meglio i contenuti espositivi dello Science Centre,
che si basano anche sull’evocazione di emozioni, sulla peculiarità e unicità della visita, su un apprendimento della conoscenza di carattere non formale.

Più che un edifico in senso tradizionalmente inteso, lo Science Centre è quindi stato ideato come uno spazio intermedio tra interno ed esterno, la cui riconoscibilità è affidata alla struttura reticolare dei dieci grandi piloni che sorreggono la copertura, elementi cavi e per certi versi anche essi disponibili, come l’edificio nel suo complesso, a molteplici usi. Tra i piloni corre un percorso sopraelevato, che attraversa l’interno consentendo nello stesso tempo una suggestiva vista del mare e della linea di costa.

La grande copertura presenta l’opportunità non solo di dare particolare importanza ai prospetti, come nel caso del fronte mare che dialoga con quello sopravvissuto all’incendio, ma anche di contenere al suo interno alcune terrazze aperte sul paesaggio circostante, come conclusione ottimale del percorso scientifico e un ulteriore incremento di punti di affaccio sul mare e sulla costa. I prospetti sono stati quindi caratterizzati come la naturale prosecuzione del meccanismo della copertura e sono a questa logica legati. 

In questo senso i prospetti si configurano come elementi di raccordo e di sintesi tra la logica dell’edifico – tetto e quella dell’edificio serra. Agli ampi squarci vetrati disposti nella parte più bassa, si sono sovrapposte le ripiegature della lamiera forata della copertura, permettendo di ottenere una forte continuità tra spazi esterni ed interni.